Negli ultimi anni sempre più call center e aziende italiane stanno vivendo lo stesso problema: le chiamate in uscita compaiono come “sospetto spam”, non squillano affatto, oppure i clienti non rispondono perché non riconoscono il numero. Il risultato è un crollo del tasso di risposta, anche quando le campagne sono perfettamente legittime. In questo articolo vediamo perché le chiamate finiscono in spam, cosa sta succedendo in Italia con filtri, app anti-telemarketing e nuove regole, e quali azioni concrete puoi intraprendere per proteggere la reputazione dei tuoi numeri aziendali.
1. Come funzionano oggi i filtri anti-spam sulle chiamate in Italia
Quando un cliente riceve una chiamata, non è più solo il telefono a decidere se farla squillare o meno. Entrano in gioco diversi livelli di filtro:
- Filtri di rete degli operatori: gli operatori italiani, su indicazione di AGCOM, stanno implementando barriere tecniche per ridurre lo spoofing e le chiamate da numeri fasulli (fissi e mobili). Questo significa che una parte del traffico “sospetto” viene bloccata prima ancora di arrivare allo smartphone.
- App di identificazione e blocco spam (come Truecaller, Hiya e simili): si basano su grandi database alimentati dalle segnalazioni degli utenti. Se un numero viene segnalato più volte come molesto o fraudolento, inizia a comparire come “spam”, “truffa”, “telemarketing” sullo schermo di chi riceve.
- Filtri integrati sugli smartphone: molte app “Telefono” di Android e iOS hanno funzioni di identificazione e filtro preinstallate. Anche senza app aggiuntive, parte delle chiamate può essere marcata come indesiderata.
Se fai outbound in modo intensivo (call center, telemarketing, recupero crediti, ma anche recall post-vendita o conferme appuntamento), sei dentro questo ecosistema di filtri: il tuo numero non arriva più “neutro” al cliente, ma attraversa una serie di controlli che possono etichettarlo come affidabile o sospetto.
2. I segnali che indicano che il tuo numero è “bruciato”
Prima ancora di vedere un’etichetta “spam” sul display, ci sono segnali chiari che la reputazione delle tue numerazioni sta peggiorando:
- Calo improvviso del tasso di risposta su una o più campagne, pur con liste simili.
- Clienti che riportano “mi apparivi come spam” o “il telefono non squillava”.
- Impossibilità di richiamare il numero da alcuni operatori o dispositivi.
- Durata media delle conversazioni molto più bassa perché le persone rispondono già infastidite.
Quando uno o più di questi segnali si presentano insieme, è probabile che una parte delle tue numerazioni outbound sia già considerata a rischio dai filtri di rete, dalle app o dagli smartphone dei clienti.
3. Le cause più frequenti per cui le chiamate del call center finiscono in spam
Non esiste una sola causa, ma in Italia vediamo spesso una combinazione di questi fattori:
3.1 Uso eccessivo della stessa numerazione
Se utilizzi lo stesso numero per centinaia o migliaia di chiamate al giorno, è più facile che venga segnalato, soprattutto se contatti liste fredde o non aggiornate. Volumi troppo concentrati su pochi numeri sono uno dei segnali principali per i sistemi anti-spam.
3.2 Liste poco profilate o consensi non chiari
Se chiami persone che non ricordano di aver dato il consenso, o non si aspettano la tua chiamata, la probabilità di venire segnalato come spam aumenta. Anche se sei formalmente in regola, la percezione dell’utente finale conta moltissimo.
3.3 Incoerenza tra numero, messaggio e brand
Se il cliente vede un numero generico (magari di un’altra provincia) e poi sente una proposta commerciale per un servizio di cui non ha mai sentito parlare, la tentazione di “etichettarti” come spam è alta. La coerenza tra numero visualizzato, brand riconoscibile e script dell’operatore è fondamentale.
3.4 Comportamenti di chiamata aggressivi
Richiamare lo stesso contatto più volte al giorno, usare orari invasivi, non rispettare richieste di stop: sono tutti elementi che spingono le persone ad usare le funzioni “Blocca” o “Segnala come spam” sul proprio smartphone.
3.5 Nuovi filtri di rete e normative
Con l’introduzione di filtri tecnici lato rete per combattere spoofing e telemarketing illegale, anche le aziende che lavorano correttamente possono rimanere coinvolte se non gestiscono bene le numerazioni e la loro reputazione. Il messaggio è chiaro: non basta avere un contratto con un provider, serve curare la qualità del traffico.
4. Cosa può fare un’azienda per proteggere la reputazione dei propri numeri
La buona notizia è che ci sono azioni concrete per ridurre il rischio di finire in spam e migliorare le performance delle campagne telefoniche.
- Distribuire il traffico su più numerazioni, evitando di “stressare” sempre lo stesso numero.
- Gestire in modo intelligente la frequenza di richiamo (quante volte, ogni quanto, in che orari).
- Curare i consensi e la qualità delle liste, evitando database vecchi o generici.
- Mantenere coerenza tra numero e messaggio: l’utente deve capire chi lo chiama e perché.
- Monitorare costantemente il tasso di risposta e i feedback degli operatori: se una numerazione inizia a performare male, va analizzata e, se necessario, messa a riposo.
Queste best practice possono essere gestite manualmente solo fino a un certo punto: quando i volumi crescono, diventa necessario uno strumento che automatizzi il controllo e la gestione delle numerazioni.
5. Che ruolo ha una soluzione come MyCallerID
MyCallerID nasce proprio per aiutare i call center e le aziende italiane a gestire in modo proattivo la reputazione dei numeri che utilizzano per chiamare i clienti. In concreto, una soluzione di questo tipo può:
- Monitorare le performance delle numerazioni (tasso di risposta, andamento nel tempo, anomalie).
- Gestire la rotazione dei numeri in modo intelligente, evitando sovraccarichi su una singola linea.
- Centralizzare la gestione delle numerazioni tra diversi team, campagne o sedi.
- Integrare con il centralino o il sistema VoIP esistente, senza stravolgere l’infrastruttura.
Il risultato è semplice da misurare: più chiamate che squillano davvero, più clienti che rispondono e meno numeri “bruciati” dalle segnalazioni.
6. Non solo call center: chi altro può trarre vantaggio da MyCallerID
Quando si parla di reputazione dei numeri, si pensa subito ai call center. In realtà il problema riguarda chiunque usi il telefono come canale principale di lavoro. Alcuni esempi concreti:
- Studi medici, cliniche e poliambulatori che devono ricordare appuntamenti o comunicare esiti.
- Agenzie immobiliari, assicurative e finanziarie che contattano clienti e prospect tutti i giorni.
- Aziende che fanno assistenza clienti (post-vendita, upgrade, retention).
- Liberi professionisti (avvocati, consulenti, commercialisti, coach) che devono essere riconosciuti subito quando chiamano.
In tutti questi casi, ogni mancata risposta è un’opportunità persa: un cliente che non ricorda un appuntamento, una pratica che non avanza, una proposta commerciale che non viene mai ascoltata. Proteggere la reputazione dei numeri significa proteggere il cuore del proprio lavoro.
7. Cosa puoi fare da subito
Se sospetti che alcune delle tue chiamate stiano già finendo in spam, puoi iniziare da qui:
- Analizza il tasso di risposta per numero e per campagna nelle ultime settimane.
- Chiedi agli operatori se i clienti riferiscono etichette tipo “spam” o “truffa” sul display.
- Riduci la pressione su singole numerazioni troppo utilizzate.
- Valuta l’adozione di uno strumento dedicato come MyCallerID per monitorare e gestire le numerazioni.
Le chiamate telefoniche resteranno ancora a lungo uno dei canali più efficaci per creare contatto diretto con i clienti. La sfida, oggi, è fare in modo che quelle chiamate vengano viste come affidabili – e non come l’ennesimo spam da bloccare.



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